Corriere della sera – La 27 ora – La riscoperta del tombolo. Spille e collane come i corredi che diedero lavoro alle nonne

Da piccola si addormentava con il rumore delle fuselle, la «cantilena» di sua madre che non smetteva di filare neppure quando la ninnava. È a partire da questo ricordo che Moravia Paratore – 34 anni, originaria di Mirabella Imbaccari, comune di cinquemila anime nell’entroterra catanese – decide di tornare alle origini. Di riscoprire l’antica arte del tombolo che, nel suo paese, è sempre stato un vanto. Non solo come nota di folclore, ma come strumento di emancipazione femminile.

Nel 1910 Angela Auteri, moglie del principe Biscari, fonda nell’omonimo palazzo l’Opera del tombolo (poi affidata a un gruppo di suore dorotee veneziane). Scopo: creare una possibilità di lavoro e indipendenza economica per le donne del posto. «Per molto tempo – racconta Moravia («Il nome lo ha scelto mia sorella, di 17 anni più grande») – i corredi nuziali sono stati una voce importante dell’economia locale».

Mercato fiorente che, dagli anni Novanta, imbocca la via del declino. Sintomatico del progressivo spopolamento di Mirabella: nel 2011 (anno dell’ultimo censimento), come denunciato dal comitato dei cittadini, i nuovi nati sono circa la metà dei morti (27 contro 48). Trend confermato dai dati Istat: in 30 anni (1981-2011) gli abitanti sarebbero diminuiti del 40 per cento (da 9 a poco più di 5 mila). L’Opera del tombolo chiude anche per questo. Rimane il museo, ma la sapienza artigianale tramandata di madre in figlia rischia di scomparire. Moravia, dopo un’esperienza come corista e l’apertura di un’erboristeria, decide di non arrendersi. «Ho presentato un progetto di marketing al Comune per il rilancio delle maestranze – racconta –. Pensavo di creare un triangolo dell’artigianato, di mettere in rete Mirabella con Piazza Armerina per il mosaico e Caltagirone per le ceramiche. Tante promesse, ma niente di concreto».

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