STORIA DEL TOMBOLO
Dal continente alla città del Tombolo

La lavorazione del pizzo a fuselli è una tecnica antica, diffusa in tutta Italia e non solo. Così antica che si parla di fuselli di osso ritrovati in tombe etrusche; così diffusa che la sua origine se la contendono diversi paesi d’Italia, Germania, Francia e, ovviamente, delle Fiandre. Certo è che le prime testimonianze scritte di quest’arte sono tutte Italiane e risalgono al ‘400. Tra tante ipotesi, numerose leggende e diversi stili e disegni regionali, c’è l’origine del Tombolo Mirabellese: una storia tutta speciale che parla di Sicilia e di donne, di umiltà e di nobiltà, di campagna, pomeriggi assolati e influenze barocche.

Mia madre, prima sostenitrice del progetto Moravia
e fine lavoratrice del Tombolo

donne che lavorano il tombolo con una modella che indossa una camicia con i bottoni della collezione moravia

Il Tombolo di Mirabella Imbaccari

D’estate, a Mirabella, il tintinnio dei fuselli di legno che strusciano tra loro si diffonde nell’aria. Sono le donne al lavoro che, sedute davanti alla porta di casa, intrecciano fili e relazioni umane, socializzano, si confrontano, danno vita a creazioni eccezionali, mentre le mani danzano e il tempo vola.

Qui il Tombolo riveste un’importanza fondamentale. Era l’inizio del secolo scorso quando la giovane baronessa catanese Angelina Auteri, moglie del principe Biscari, decise di dare alle donne del posto un’occasione di riscatto e di indipendenza, iniziandole a un’arte che avrebbe permesso loro di realizzarsi da sole i corredi per le proprie figlie.

Queste donne, abituate a dedicarsi esclusivamente alla casa e al lavoro dei campi, avevano mani forti e nodose, poco adatte al ricamo con aghi o uncinetti. La tecnica del Tombolo invece, che Angelina aveva imparato nel Collegio delle Suore di S. Dorotea a Roma, sembrava la più adatta, con i fili che si maneggiano attraverso i fusi ai quali sono legati. Angelina aprì le porte del suo palazzo di Mirabella per farne un vero e proprio laboratorio artistico: luogo d’incontro e di socializzazione, occasione d’istruzione e di scambio culturale. Qui le donne impararono un’arte che in breve tempo divenne un mestiere.

Passarono pochi anni e nel 1910 Angelina chiamò quattro religiose del Convento di Santa Dorotea a stabilirsi in paese, per aiutarla in quella che da iniziativa sociale si stava trasformando in una vera e propria attività imprenditoriale. Nasceva l’Opera del Tombolo, dove le donne lavoravano giornate intere alla creazione di capi pregiati che Angelina promuoveva nei salotti aristocratici di Catania. Mentre i preziosi corredi con pizzi di lino e cotone in bianco e écru entravano nelle case delle giovani nobildonne siciliane, le ricamatrici mirabellesi si emancipavano, conquistandosi per la prima volta l’indipendenza economica.

Negli anni il tombolo mirabellese si distinse per la sua eleganza e per lo stile peculiare dei suoi disegni, impreziositi dagli influssi del barocco siciliano, diventando uno dei merletti più pregiati d’Italia e il piccolo paese si guadagnò la denominazione di “Città del Tombolo”.

Oggi il ricamo a tombolo, simbolo di una rivoluzione culturale che a inizio ‘900 ha dato una possibilità di riscatto alle donne di Mirabella, rivive, attualizzato, nelle collezioni di Moravia Paratore.